Penelope è in viaggio, perché restare non ha dove, immagine di copertina
2016  ·  Prima mostra 2017

Penelope è in viaggio,
perché restare non ha dove

Ventisette tavole tra fotografie ritrovate, memoria e parola: la tela di Penelope diventa rete.

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Tavola dalla serie: due fotografie e la poesia manoscritta «Penelope è in viaggio, Penelope è partita, sparita»

«Penelope è in viaggio, perché restare non ha dove» nasce nel 2016 e viene presentata per la prima volta nel 2017. Il progetto prende avvio da una raccolta di fotografie anonime del Novecento, per lo più amatoriali, trovate nei mercatini: frammenti di vite e memorie private, sottratti al loro contesto originario e messi in dialogo con immagini contemporanee e con la parola scritta a mano.

È un ribaltamento della figura di Penelope. Non più soltanto colei che resta, in attesa di Odisseo, ma una figura che intraprende essa stessa un viaggio (temporale, fisico e concettuale) tra passato, presente e futuro. La sua tela, tessuta e disfatta senza sosta, non era mai stata immobilità: era già un modo di governare il tempo.

Ventisette tavole compongono il percorso, ciascuna costruita secondo la stessa struttura (una fotografia del passato, una parola, un'immagine del presente) in un dialogo che non riconosce un'unica direzione del tempo.

Il viaggio di Penelope

Il titolo del progetto non è una dichiarazione di rifiuto. Penelope non smette di attendere per cominciare a viaggiare: attraverso la tela, e il governo del tempo che le appartiene, il suo viaggio era già in corso. Tessere e disfare non è stasi: è un modo di agire sul tempo, di sospenderlo, dilatarlo, modificarne il corso. La sua apparente attesa conteneva già coraggio, intelligenza, autorità.

«Restare non ha dove» non indica un luogo da abbandonare, e non si esaurisce in una lettura di emancipazione femminile. È qualcosa di più ampio: l'emancipazione dello sguardo da strutture rigide, da ruoli prestabiliti e da divisioni morali assolute: la possibilità di spostare il proprio punto di osservazione per vedere ciò che prima restava fuori campo.

Tavola dalla serie: fotografie e la poesia manoscritta «Voglio guardare tutto, vedere lontano e vicino»

Dalla tela alla rete

Nell'opera, la tela di Penelope attraversa i secoli fino a diventare rete: il web, la digitalizzazione, il nuovo spazio attraverso cui l'umanità naviga. Alla navigazione fisica del mito si sovrappone quella immateriale di oggi: un movimento continuo attraverso immagini, parole, memoria e conoscenza.

È uno sguardo insieme analogico e digitale: da un lato le fotografie d'epoca, tra paesaggi e personaggi nel fare quotidiano; dall'altro un presente in cui anche il pensiero e la memoria diventano territorio da attraversare.

«Una parola in più l'ho detta oggi. Ho scelto il posto per sedermi, una località del pensiero, ma il prossimo anno Google comprerà anche la parola “Fede”, poi “Libertà”, tutto in esclusiva con i sinonimi e contrari, in tutte le lingue e loghi del '900. (…)» Dalle tavole del progetto
Tavola dalla serie: due fotografie e la scritta manoscritta «Perché restare non ha dove»

Passato, parola, presente

Ogni tavola segue la stessa struttura, una fotografia del passato, la parola, un'immagine fotografata del presente. Le fotografie d'epoca sono per lo più anonime, recuperate nei mercatini guardano avanti; le immagini contemporanee, scattate dall'artista, rispondono. Tra le due, il testo diventa voce dell'immagine antica, traccia di memoria, pensiero presente o coscienza collettiva, senza appartenere in modo definitivo a nessuno dei due tempi.

Passato, presente e futuro smettono così di essere una sequenza ordinata: le immagini si osservano a vicenda, costruiscono relazioni, generano nuovi significati.

Tavola dalla serie: fotografie e la poesia manoscritta «Forse è arrivato tardi»

Testo critico

«Lo spazio per me è meno importante e meno prezioso del tempo. Non perché sia inferiore, ma perché è una cosa, mentre il tempo è l'idea di una cosa. Dovendo scegliere tra una cosa e un'idea, quest'ultima è sempre da preferire, dico io.»
Iosif Brodskij, Fuga da Bisanzio

Artista dell'immagine e della parola, divenute insieme esteticamente coese, semanticamente inscindibili, Giuliana Laportella pone il suo raffinato lavoro tra tempo e memoria in una prospettiva inconsueta e capitana il tempo, ultima frontiera, sotto il segno di Penelope, icona di attesa paziente, che è fermezza e insieme mutamento.

Senza contraddizioni: perché nel fare e disfare, Penelope governa il tempo, ne fa quello che vuole. E infatti ora è spartita, partita davvero. Inutile cercarla, anche il suo approdo non c'è, come il ricordo che riappare e se ne va, governato da processi segreti.

Solcare i ricordi, sentire il tempo svincolato dalla linearità feroce e banale, percepirne l'essenza che è circolo e spirale, grazie al sapiente accostamento tra antiche fotografie sottratte all'oblio, nuove immagini create dall'artista e contrappunto di misurate e esatte parole: come Penelope con trama e ordito, Giuliana Laportella sottrae e aggiunge, componendo passaggi e paesaggi del tempo e nel tempo, tradotto per noi in spazio di visione e condivisione.

Spazio che incornicia, non definito e dato; spazio che porta sempre a un altrove perché l'artista invita al difficile e esaltante esercizio della libertà al quale è impossibile sottrarsi perché la bellezza, anche se inquieta e seduce, è fertile tramite, impulso potente.

Perché la bellezza emoziona, e le opere di Giuliana Laportella sono emozione. Niente come lo scatto fotografico fissa un oggetto, un volto, un'individualità, donandogli una dimensione unica, innegabilmente. Non siamo noi, ma c'è sempre qualcosa di noi in ogni volto ritratto; non si parla di noi, eppure si dice qualcosa che ci riguarda.

Immagini e storie coese formano un'unica verità, recuperano narrazioni perdute con occhio indovino.

Chiara Milani, curatrice

Archivio 2017

Il progetto è stato presentato per la prima volta presso The Art Company, Via Borgovico 163, Como, dal 6 al 29 ottobre 2017, a cura di Chiara Milani.

Locandina della mostra, The Art Company, Como, 2017
Articolo, Corriere della Sera, 2017
Allestimento della mostra, The Art Company, Como, 2017
Allestimento della mostra, The Art Company, Como, 2017

Locandina della mostra · Corriere della Sera, 2017 · Allestimento, The Art Company, Como

Scheda tecnica

Titolo
Penelope è in viaggio, perché restare non ha dove
Ideazione
2016
Prima mostra
The Art Company, Via Borgovico 163, Como, 6–29 ottobre 2017
Curatrice
Chiara Milani
Tavole
27
Dimensioni
40 × 50 cm ciascuna
Tecnica
Tecnica mista analogica e digitale: fotografie originali d'epoca su carta fotografica Fine Art, fotografie contemporanee dell'artista, scrittura a mano con inchiostro, cornice nera con vetro
Esposizioni successive
Nessuna, ad oggi

Press & contatti

Per richieste stampa, materiale in alta risoluzione o informazioni sul progetto, contatta Giuliana Laportella.

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