Andrea Giovanni Semerano
La morta stagione dell'amore
Un passo dietro l'altro segue, mentre, ad una ad una, osservo le immagini di Giuliana Laportella. Ed è come se il movimento lento di andare e venire seguisse un tempo morto di assenze e lontananze. Ogni fotografia è un istante «morso» di una vacuità temporale che rende il luogo, la cosa, la persona fotografata, l'oggetto di nessuno. Fotografie esposte alla ricerca di un sogno mancante dove la realtà è in verità alla deriva di se stessa.
Attese e silenzi evidenziati da bianchi, neri e grigi che si ramificano nel quadro a comporre luci ed ombre che sospendono ogni cosa nel limbo rarefatto che precede un'azione, dove l'inquadratura, mai tesa a deformare il dato reale, rimanda immediatamente ad altro. Fotografie che l'una con l'altra non hanno legami né di luogo né di soggetto, ma che messe insieme evidenziano un'atmosfera di un qualcosa che c'è e che viene fotografato: la morta stagione dell'amore.
La capacità dell'obbiettivo di Giuliana Laportella di comprendere questa «vertigine», che appartiene al nostro quotidiano, al nostro procedere per assenze e all'incapacità di cogliere il vero, crea immagini che sorprendono, fotografie che generano quella poesia dello sguardo che quando la si riconosce è un po' come ritrovare la luna nei falò e quell'antica resistenza che fa della propria espressione un atto di coscienza.
Giuliana Laportella si espone così a compiere un lavoro formale e poetico di indubbia forza, a testimonianza di una visione interiore che nello scatto fotografico esplode tutto il senso perduto di una realtà che qui è espressa in una terra di nessuno. Paesaggi di un mondo poetico che è in cerca, che gira da un luogo ad un altro, e quando l'obiettivo coglie l'unica figura umana presente nella mostra, ecco che questa, bombetta in testa e costume da bagno, con un passo ballerino e scomposto, è in fuga surreale dall'obiettivo stesso, come nei film di Keaton dove tutte le fughe hanno il dono di essere surreali e vere nel tempo e nel luogo dell'istante inquadrato.
La sensibilità di cogliere le assenze-presenze rende Terra di Nessuno un lavoro intenso fatto con passione, l'amore e il dolore di chi cerca una via espressiva capace di relazionare il proprio mondo poetico con la realtà fuggevole, disattenta, muta e disamorata che ci circonda. Per una visione che riacquisti il piacere dello sguardo.